Archivio news 10/04/2020

OGGI AI NOSTRI MICROFONI E' INTERVENUTO GIUSEPPE VIVES!

L'esordio in A la mia più grande emozione. La fascia da capitano del Toro una grande responsabilità. La vittoria per 2-3 al San Mames la mia vittoria più bella. Ronaldinho il calciatore più forte che ho sfidato!

GIUSEPPE VIVES

Ci racconti del tuo esordio in serie A con il Lecce ?

Giovano in serie C nel Giugliano e mister Zeman venne a vedermi e volle che approdassi a Lecce con lui. Lì vincemmo la serie B e arrivammo in A. Era il mio sogno, quello che avrei sempre voluto sin da bambino ed anche quello che avrei voluto come ringraziamento a mio padre che è sempre stato lì presente a fare sacrifici per me

Fine del campionato 2010/ 2011 dal Lecce sei passato al Torino, cioè dalla serie A alla serie B che facevi da 3 anni oramai questo sali e scendi dalle due categorie con il Lecce. Perché sei sceso in serie B?
In verità la decisione non fu proprio mia, perché io dove vado mi lego tanto alle persone che mi circondano e non andrei mai via, infatti dopo essere venduto volevo fare il ritiro con il Lecce. La motivazione è stata perché il presidente stava venendo tutti e deve lo stesso anche con me. Ovviamente era una grande squadra e non poteva fare altro che farmi grande piacere.


Torino ha una grande storia soprattutto per una disavventura di quel 4 maggio del 1949 capitata a quei giocatori del grande Torino. Quali sono le sensazioni e le emozioni che hai provato per la prima volta ad andare lì a Superga essendo parte integrante del team Torino?
Quella è una storia che tutti conoscono, ma a viverla è tutta altra cosa: la zona era sempre gremita del persone ed ogni volta che si tornava da lì avevi le lacrime dentro... Ho i brividi solo a pensarci.


Cosa significa il famoso "cuore toro''?
Come ti dicevo prima i tifosi del Toro erano molto legati al grande toro, per cinque anni vinsero lo scudetto e in nazionale erano dieci su undici titolari in campo, quindi sulla base di questa esperienza i tifosi vogliono da tutti noi che ci sia un grande cuore in tutte le partite e infatti al termine del match inizia a suonare una tromba che dava una carica in più a chi stava in campo. Cuore Toro è la prima cosa che viene spiegata ad un calciatore che si appresta ad indossare la maglietta gramata


Noi napoletani non abbiamo proprio idea di cosa vuol dire avere un Derby, lì a Torino che aria si respira in quel momento, cosa si prova prima o durante una partita con la Juventus?
A Torino prima di un Derby ci sono 2000 spettatori a vedere ogni allenamento, si appostano lì a dare la carica e mostrare la presenza per una settimana intera.
Si parla solo di questa partita in ogni luogo della città. Per i tifosi vincere il derby è paragonabile alla vittoria del campionato

Giuseppe io vorrei aprire una finestra per quanto riguarda Giampiero Ventura che nella tua carriera è stato fondamentale perché dalla serie B che tu sei arrivato a Torino e fino alla fine è stato lì con te e vorrei che mi parlassi bene di lui perché negli ultimi anni si ricorda solo per il  flop che ha ottenuto in nazionale. 
Mi chiamavano il figlio del mister, devo tanto a lui, è stato un grande per me. Penso che mister Ventura non possa essere allenatore della nazionale perché lui è un perfezionista ha bisogno di 3 mesi per trasmettere il calcio ai suoi ragazzi e una settimana una tantum non basti per lui


Per quale motivo non hai chiuso la carriera al Torino ed hai scelto poi di andare a Vercelli in B? 
Avevo voglia di chiudere la carriera a Torino però ci furono problemi di rosa per il numero dei giocatori. Io avrei sicuramente trovato poco spazio e la dirigenza mi consigliò di fare ancora qualche anno a Vercelli. Ecco, anche perché poi avevo proprio voglia di giocare ancora.


C’è stato mai l’interesse del Napoli a portarti nella tua citta?
Si, quando ero in serie C, poi nulla più. Fosse stato per me ci sarei andato di corsa.


Una cosa che ti porti sempre con te che ha segnato la tua carriera?
L'anno che feci ad Ancona. C'erano tantissimi problemi in quella stagione che avrei voluto chiudere col calcio. Fortunatamente quella fu proprio la carica che mi spinse ad affrontare e a superare quella difficoltà. Cosa che anche dopo mi ha segnato molto


Hai avuto l'onore di rappresentare il Torino in Europa essendone capitano. Ci racconti del 2-3 a San Mames?
Si, dopo il 2-2 dell'andata dovevamo fare risultato. Fu una impresa assurda, me ne resi conto solo dopo essere arrivato in aereoporto per tornare a casa. Partita incredibile!

Lo stadio che ti ha impressionato di più? Che ti ha intimorito di più?
Il San Siro in assoluto è lo stadio più bello che c'è, poi San Paolo e quello di Genoa. Il Ferraris è un fortino, senti i tifosi come stessero a 2 metri da te, qualcosa di assurdo.


Mentre l'avversario che più ti ha dato filo da torcere durante una partita?
Ronaldinho (ride,ndr.) Con lui non la vedevi la palla, te la spostava quando sembravi di averla presa. Un fenomeno

Chi è il giocatore più forte Italiano di tutti i tempi?
Sicuramente Baggio, ma nel mio ruolo e Pirlo. Andrea ha una velocità di pensiero fuori dalla norma.

Dando uno sguardo alla tua carriera possiamo notare che il tuo esordio in A è avvenuto che tu avevi quasi 30 anni e poi, ma poi gli anni d'oro a Torino sono arrivati ancora più tardi quando la tua età avanzava. Quindi segno che il talento c'era ed è sempre stato presente in te.
Qual è stata la motivazione secondo te di questa esplosione tardiva?

Da più giovane soffrivo molto le ansie, le pressioni. Con l'età sono riuscito a gestire i sentimenti, ad avere più consapevolezza nelle mie capacità ed ho capito quello che davvero potevo dare.

Cosa consiglieresti ad una ragazzino della primavera che è desiderato da molti Club anche di serie A: quale sarebbe il tuo consiglio di arrivare direttamente in serie A e approdare al palcoscenico più elevato, oppure svolgere un cammino graduale partendo dalle categorie più basse come d'altronde hai fatto anche tu?
Bisogna vedere il ragazzo se è pronto, però pronto per giocare in serie A. Allora si, altrimenti non deve mai rifiutare alcuna squadra, anche nelle categorie minori, bisogna sempre giocare. Sempre! Non contano 2 presenze in serie A. La cosa fondamentale nella carriera di un calciatore deve essere la costanza.